Mappa Concerto: ZetaZeroAlfa – Disperato Amore Tour 2010

Postati in Attività militanti, Musica, Radio Bandiera Nera su agosto 29, 2010 da bolzanononconforme

ZetaZeroAlfa Disperato Amore Tour 2010

Postati in Attività militanti, Musica, Radio Bandiera Nera su agosto 27, 2010 da bolzanononconforme

ZetaZeroAlfa Arremba a Bolzano

Postati in ControInformazione su agosto 18, 2010 da bolzanononconforme

17/08/2010 – Videomontaggio liberamente tratto dal telegiornale altoatesino TCA sul concerto degli ZetaZeroAlfa a Bolzano.
CasaPound Bolzano ringrazia per la pubblicità; il sindaco Gigi Spagnolli, il gruppo consigliare dei Verdi, lo ZIO Guido Margheri, le penne rosse dei media locali e tutti coloro i quali, ormai da anni, ci seguono e ci accompagnano, in questa nostra gioiosa ed innarrestabile marcia.

fatevela una risata!!!

quattro settembre duezerodieci … contro il dubbio clona il dubbio…

NESSUNA PACE AMERICANA!

Postati in Attività Culturali, ControInformazione su agosto 6, 2010 da bolzanononconforme

Questi sono quelli che chiamate buoni?
Fin da quando siamo bambini ci insegnano chi sono i buoni e chi i cattivi:
all’inizio quando giochiamo a guardie e ladri ci dicono che le prime sono i buoni mentre i secondi sono i cattivi, poi, quando, cresciuti un po’, si parla di II Guerra Mondiale i buoni vengono identificati coi “liberatori” mentre l’Asse Germania-Italia-Giappone (in ordine di malvagità) rappresenta la parte dei cattivi.
E badate bene, non è possibile scampare a questo tipo di indottrinamento, perché o i genitori o i maestri di scuola o i catechisti non mancheranno ad adempiere al loro “dovere”; col tempo si rischia di diventare schiavi di questi dogmi.

Io, fortunamente, non sono stato colpito più di tanto da questa trappola, sarà perché da sempre ho una fascinazione per i ladri e non per le guardie, sarà perché mi piace andare controcorrente, fatto sta che queste verità imposte da altri non le ho mai accettate.
Ho sempre preferito costruirmi il mio pensiero.
Studiando la liberazione fatta dagli americani e organizzata, almeno per l’Italia, dalla mafia di Lucky Luciano, mi sono imbattuto in tantissime stragi di cui nessuno parla, quasi fossero stati colpiti morti di serie b; tra le tante, mi vengono in mente i 37 civili fucilati a Piano Stella in Agrigento, mi vengono in mente i 18.000 assassini effettuati dal CLN in tutta la nostra penisola, o i 25.000 civili bombardati durante l’attacco americano alla città di Dresda.

Ma, soprattutto, ho stampate nella mente due date, quella del 6 e del 9 agosto del 1945:
il 6 agosto l’Aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica “little boy” su Hiroshima, 3 giorni dopo fu Nagasaki a essere colpita dall’ordigno “fat man”.
In totale si parla di almeno 200.000 morti direttamente causati dallo scoppio delle bombe, numero che però aumenta notevolmente se consideriamo gli effetti letali a medio-lungo termine delle grandi quantità di radiazioni emesse dalle stesse.
Inoltre, su Hiroshima, si abbattè pioggia contenente fango e polvere alzati dall’esplosione, la cosidetta pioggia nera, che provocò, a causa della grande concentrazione di radioattività, un aumento delle aree con uomini colpiti da malattie e deformazioni.

La storiografia ufficiale prova a sminuire questo vero e proprio olocausto, ci dice che l’attacco nucleare servì a porre fine alla guerra, come da intenzioni americane.
La verità però è molto distante da questa versione: infatti il Giappone stava già trattando la resa, e la bomba fu utile per ben altri motivi, ovvero per tenere sottoscacco il mondo intero nel dopoguerra.

Ora io mi chiedo, oggi che ricorre il 65° anniversario di quella strage, siamo proprio sicuri di poter definire “buoni” questi fottuti assassini?

A Hiroshima e Nagasaki sono morti migliaia di innocenti,
noi non li dimentichiamo.
(Renato – Blocco Studentesco Firenze)

BOLZANO 1928 – inaugurazione monumento alla Vittoria

Postati in Attività Culturali, ControInformazione su agosto 4, 2010 da bolzanononconforme

Voluto da Mussolini in ricordo dei Caduti della Grande Guerra, doveva essere dedicato a Cesare Battisti, ma considerata l’opposizione della moglie all’utilizzo della figura dell’eroe trentino a fini propagandistici da parte del regime e riesaminata la posizione dello stesso riguardo l’annessione dell’Alto Adige, si optò per la versione dedicata alla Vittoria.

L’area scelta è quella dell’incompiuto complesso celebrativo ai Kaiserjäeger caduti, la cui edificazione avviata nel 1917 venne interrotta in seguito al crollo dell’impero austro-ungarico.
L’opera, che si trovava in posizione antistante rispetto l’attuale monumento, viene smontata e il materiale riutilizzato nella realizzazione del nuovo progetto.
Posto di fronte al centro storico a snodo fra la vecchia e la nuova città, il monumento è in realtà fulcro di un vasto piano politico-urbanistico mirato all’italianizzazione del territorio.

La posa simbolica della prima pietra ha luogo il 26 giugno 1926.
alla presenza di Re Vittorio Emanuele III e dei generali Luigi Cadorna e Pietro Badoglio,
la cerimonia prevede la posa di tre pietre provenienti rispettivamente dal Monte Corno, Monte Grappa e San Michele, legate da calce realizzata con acqua del Piave versata dal Re.
Durante la cerimonia viene murata anche una pergamena con dedica di Gabriele D’Annunzio.

Tecnicamente, la progettazione di Marcello Piacentini è molto raffinata, s’avvale di correzioni ottiche per il dimensionamento delle proporzioni, l’inclinazione dei piani e la scelta dei toni chiaroscurali.
14 colonne a fascio littorio sorreggono l’attico con la “Vittoria saettante” opera marmorea di Arturo Dazzi. Il distacco accentuato tra questi elementi di sostegno e la struttura orizzontale di coronamento fa sì che quest’ultima appaia come un immenso sarcofago.
Nelle colonne la scure sostituisce decorativamente il capitello, è questo un elemento talmente connesso alla strutturazione d’insieme che chi volesse sopprimere il simbolo distruggerebbe il Monumento.

L’ uso della pietra è molto ricercato, ogni pezzo è singolarmente pensato, sagomato fuori opera e ha collocazione univoca per le accennate correzioni prospettiche d’ insieme.
vengono utilizzati 8 tipi diversi di pietre:
lo zandobbi, marmo biancoroseo del bergamasco ed il botticino di Brescia per il corpo,
marmo verde delle Alpi e cipollino dorato del Piemonte per le pareti interne,
porfido della Val Canonica per l’altare,
giallo di Siena e nero di Como per il pavimento,
pietra grigia di Merano per il basamento della cripta.
In bronzo sono fuse le porte della cripta, il gruppo dell’ altare, il soffitto a lacunari e i candelabri.

All’interno si trova l’ara dedicata ai caduti,
dominata al centro dal Cristo Redentore, lavoro in bronzo di Libero Andreotti,
affiancato ai lati da due grandi nicchie che ospitano i busti dei tre martiri irredentisti realizzati da Adolfo Wildt: Cesare Battisti sulla destra, Fabio Filzi e Damiano Chiesa sulla sinistra.
Nella cripta sottostante, con l’accesso sul retro ritagliato secondo il modello arcaico del dromos, è deposta l’urna con la terra sacra dove caddero i Martiri di Trento.
Trovano posto anche due affreschi di Guido Cadorin e arredamenti di Sascha Cucchetti.

Sul frontale sotto la Vittoria alata, la contestata iscrizione latina in lettere di bronzo alte 28 cm. a caratteri romani:

« HIC PATRIAE FINES SISTE SIGNA
HINC CETEROS EXCOLVIMVS LINGVA LEGIBVS ARTIBVS »

« Qui i confini della Patria. Colloca le insegne
Da qui educammo gli altri con la lingua con le leggi con le arti »

l’epigrafe evoca l’immaginario dialogo tra un legionario romano della “Xª Regio” di Druso (15 a.C.) e un fante del Piave (1918).
Sul retro invece si trovano tre medaglioni raffiguranti la Nuova Italia, l’Aria e il Fuoco, di Pietro Canonica.

L’opera è stata finanziata con una sottoscrizione popolare in tutta Italia, aderiscono anche associazioni di italiani all’estero (Baviera, NewYork ecc) e alcuni sudtirolesi.
Si raggiungono in breve i 3 milioni di lire necessari (circa 2milioni di €uro attuali).
Il marmo viene offerto dagli industriali lucchesi.

L’inaugurazione ha luogo il 12 luglio 1928:
Alle 8.30 arriva il treno reale salutato da colpi di cannone sulla strada del Colle.
Con Re Vittorio Emanuele III arrivano Costanzo Ciano, Italo Balbo (futuro eroe dell’aria), Giovanni Giuriati e Achille Storace.

Alla cerimonia in perfetto stile fascista, partecipano anche 23 bande di paese, molte in costume tirolese, scese più o meno spontaneamente dalle valli di tutto l’Alto Adige.

Il Monumento alla Vittoria è probabilmente l’opera fascista più contestata del dopoguerra.
Testimonianza storica di un ventennio che comunque è esistito e va ricordato, anche solo se come monito.

La storia del 900 va rielaborata, non cancellata e nemmeno accantonata.

AUGURI DUCE!

Postati in Attività Culturali, Attività militanti, ControInformazione su luglio 29, 2010 da bolzanononconforme

Testamento di Mussolini.

Nessuno che sia un vero italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell’avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purchè improntato a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi di venerazione. Allora sorriderò, perchè il mio popolo sarà in pace con se stesso.

Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz’altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente del lavoro è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali falsi profeti hanno buon gioco per l’insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere. Per questo sono stato e sono socialista. L’accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l’evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L’unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all’interesse collettivo.

La politica è un’arte difficilissima tra le difficili perchè lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è una entità assai difficile da definirsi, perchè è mutevole. Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non ci sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent’anni un popolo come l’italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell’oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 luglio al confino non c’erano più di trenta persone.

Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nal loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire per ragioni di giustizia che il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro. L’umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora.

Tutti i dittatori hanno sempre fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo: tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l’ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura. Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E’ male? Io non mi pento di avere fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l’inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte. Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli? Stalin è in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzione francese è considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera.

Vent’anni di fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d’Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perchè sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro. Finchè la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perchè ho fatto quello che il destino mi dettò.

Non è la fede che arriva nell’ora del crapuscolo quella che mi sostiene, è la fede della mia infanzia e della mia vita che mi impone di dover credere, anche quando avrei diritto di dubitare. Non so se questi miei appunti saranno mai letti dal popolo italiano; vorrei che fosse così, per dargli la possibilità di raccogliere in confessione di fede il mio ultimo pensiero. Non so nemmeno se gli uomini mi concederanno il tempo sufficiente per scriverli. Ventidue anni di governo non mi rendono probabilmente degno, a giudizio umano, di vivere altre ventiquattro ore.

Ho creduto nella vittoria delle nostre armi, come credo in Dio, Nostro Signore, ma più ancora credo nell’Eterno, adesso che la sconfitta ha costituito il banco di prova sul quale dovranno venire mostrate al mondo intero la forza e la grandezza dei nostri cuori. E’ ormai un fatto che la guerra è perduta, ma è anche certo che non si è vinti finchè non ci si dichiari vinti. Questo dovranno ricordare gli Italiani, se, sotto la dominazione straniera, arriveranno a sentire l’insoffocabile risveglio della loro coscienza e dei loro spiriti.

Oggi io perdono a quanti non mi perdonano e mi condannano condannando se stessi. Penso a coloro ai quali sarà negato per anni di amare e soffrire per la patria e vorrei che essi si sentissero non solo testimoni di una disfatta, ma anche alfieri della rivincita. All’odio smisurato ed alle vendette subentrerà il tempo della ragione. Così riacquistato il senso della dignità e dell’onore, son certo che gli italiani di domani sapranno serenamente valutare i coefficienti della tragica ora che vivo. Se questo è dunque l’ultimo giorno della mia esistenza, intendo che anche a chi mi ha abbandonato e a chi mi ha tradito, vada il mio perdono, come allora perdonai al Savoia la sua debolezza.

I fascisti che rimarranno fedeli ai principii dovranno essere cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare nal più breve tempo possibile le ferite della patria. Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la patria non più patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del fascismo, perchè adesso è notte, ma poi verrà giorno.

SidroSands

Postati in Attività Culturali, Attività militanti, ControInformazione su luglio 29, 2010 da bolzanononconforme

SIDRO SANDS – CasaItalia Bolzano produzioni

Nel trentennale della Scomparsa di Bobby Sands
(Belfast 9 marzo 1954 – Long Kesh, 5 maggio 1981)
CasaItalia brinda all’Uomo, al Rivoluzionario e
al Patriota ribelle, innamorato della sua
sacra e immortale Terra d’ Irlanda.

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